L’analisi giuridica del caso
Con la sentenza n. 6597 del 19 marzo 2026, la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione ha affrontato un tema di cruciale rilievo per il diritto penale-tributario e la prassi contabile: la possibilità di portare in deduzione i costi del lavoro dipendente corrisposti “extra-contabilmente” (ovvero in nero).
La vicenda trae origine da un accertamento induttivo dell’Agenzia delle Entrate nei confronti di una S.r.l. operante nel settore edile. L’Ufficio, pur recuperando a tassazione ricavi non dichiarati sulla base di “brogliacci” e documentazione extracontabile, negava alla società la deducibilità dei correlati costi per stipendi pagati irregolarmente, eccependo la mancanza dei requisiti di certezza e precisione previsti dall’art. 109 del TUIR.
Il principio di diritto: simmetria tra ricavi e costi
Il fulcro della decisione risiede nel superamento di un’asimmetria probatoria spesso cavalcata dall’Amministrazione Finanziaria. La Suprema Corte ha confermato che:
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Valore probatorio della documentazione extracontabile: Se i “brogliacci” reperiti in sede di verifica sono ritenuti attendibili per ricostruire induttivamente i maggiori ricavi, essi devono godere della medesima dignità probatoria per determinare i costi effettivamente sostenuti per la produzione di quel reddito.
Articolo 109, comma 4, TUIR: La norma ammette in deduzione le spese che, pur non risultando dal conto economico, appaiano correlate a ricavi che concorrono a formare il reddito, purché risultino da elementi certi e precisi.
Insindacabilità del merito: La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’Agenzia, ribadendo che la valutazione sull’inerenza e sulla certezza di tali costi è un apprezzamento di fatto riservato ai giudici di merito, non censurabile in sede di legittimità se congruamente motivato.
Operazioni inesistenti e società “cartiere”
Specularmente, la sentenza conferma il rigore in materia di operazioni oggettivamente inesistenti. Qualora un fornitore venga qualificato come “cartiera” (ovvero un soggetto privo di struttura operativa), la mera regolarità formale delle fatture o dei pagamenti non è sufficiente a salvare la deducibilità del costo. In questo caso, l’onere della prova grava sul contribuente, il quale deve dimostrare l’effettiva sussistenza e inerenza dell’operazione con prove rigorose che vadano oltre il dato cartolare.
Conclusioni
La pronuncia rappresenta un importante arresto giurisprudenziale che tutela il principio di capacità contributiva (ex art. 53 Cost.), impedendo che la tassazione colpisca un reddito lordo anziché netto, qualora la stessa amministrazione abbia accertato l’esistenza di costi neri correlati a ricavi altrettanto sommersi.
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