Confisca nei reati tributari: nessuna riduzione anche se il profitto del reato č inferiore per effetto della conciliazione con l’Agenzia delle Entrate. Avv. Francesco Cotrufo

GIURISPRUDENZA

Confisca nei reati tributari: nessuna riduzione anche se il profitto del reato è inferiore per effetto della conciliazione con l’Agenzia delle Entrate

La Suprema Corte di cassazione, con la sentenza n. 31002 del 16 luglio 2019, ha ribadito che, nell'indagine per reati tributari, la confisca dei beni dell’imprenditore non è ridotta solo perché dagli accordi conciliativi con l' Agenzia delle Entrate, il profitto del reato risulta essere inferiore. 


L'indagine riguardava una srl che aveva sostenuto costi in "nero" evadendo il fisco per alcuni milioni di euro. Nel procedimento amministrativo tributario, poi,  aveva raggiunto, mediante l'accertamento con adesione, un accordo conciliativo rideterminando il profitto del reato in misura inferiore rispetto al sequestro dei beni che era la somma dei tributi non pagati.

Secondo i supremi Giudici, in tema di reati tributari, la disposizione di cui al comma 2 dell'art.12-bis del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, introdotta dal d.lgs. n.158 del 2015, secondo cui la confisca diretta o di valore dei beni costituenti profitto o prodotto del reato “non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestro", deve essere intesa nel senso che la confisca - così come il sequestro preventivo ad essa preordinato - può essere adottata anche a fronte dell'impegno di pagamento assunto, producendo tuttavia effetti solo ove si verifichi l'evento futuro ed incerto costituito dal mancato pagamento del debito.

Inoltre,  la locuzione "non opera" non significa affatto che la confisca, a fronte dell'accordo rateale intervenuto, non possa essere adottata, ma che la stessa non divenga, più semplicemente, efficace con riguardo alla parte "coperta" da tale impegno salvo ad essere disposta, come recita il comma 2 dell'art. 12-bis cit., allorquando l'impegno non venga rispettato e il versamento "promesso" non si verifichi. 

Avv. Francesco Cotrufo, avvocato e commercialista del foro di Bari

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