Imposta di registro fissa se la sentenza di condanna su corrispettivi soggetti a Iva

GIURISPRUDENZA

COTRUFO & PARTNERS

Avvocati e Commercialisti

 

 

Imposta di registro fissa se la sentenza di condanna è su corrispettivi soggetti a Iva

La Suprema Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 242 del 12 gennaio 2021, ha affermato, nuovamente, che le operazioni relative ad atti soggetti all'imposta sul valore aggiunto scontano l'imposta di registro in misura fissa e vanno registrati solo in caso d'uso o volontariamente.

Infatti, il principio di alternatività tra le due imposte non è condizionato, né subordinato all'effettiva applicazione dell'Iva sull'operazione considerata, ma è sufficiente che essa rientri tra le operazioni rilevanti ai fini Iva. Restano quindi assoggettate all'imposta di registro, in misura proporzionale, solo le operazioni non soggette a Iva per carenza del requisito oggettivo (artt. 2 e 3) e di quello soggettivo (artt. 4 e 5) previsti dal d.P.R. n. 633 del 1972.

Tale principio costituisce espressione e attuazione del divieto della doppia imposizione che ricorre allorché uno stesso soggetto è destinatario di più imposte relative al medesimo presupposto e per lo stesso periodo di imposta, divieto che, a sua volta, costituisce esplicazione del principio costituzionale della capacità contributiva.

Inoltre, ricordano gli Ermellini che, l'alternatività tra le due imposte non è connessa solo alla circostanza che un atto sottoposto a registrazione sia effettivamente soggetto ad Iva, ma opera anche quando l'operazione rientri comunque nel campo di applicazione di tale imposta, anche se in concreto non dovuta perché si tratta di operazioni non imponibili o esenti, sicché lo scopo del principio in questione è non solo quello di carattere economico di impedire la doppia imposizione, ma anche quello di soddisfare l'esigenza di evitare interferenze applicative tra le due imposte in relazione alla medesima operazione.

Avv. Francesco Cotrufo, avvocato e commercialista del foro di Bari

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