Con una recente e importantissima decisione (sentenza n. 2112/2025), la Corte di Cassazione penale ha chiarito, per la prima volta, come debba essere interpretato e applicato il reato di diffusione di registrazioni o riprese effettuate con l’inganno, previsto dall’art. 617-septies del Codice penale.
Questa norma, introdotta con il D.Lgs. n. 216 del 2017, tutela un diritto fondamentale: la riservatezza delle conversazioni. In parole semplici, chi partecipa a una conversazione privata ha diritto a che le proprie parole non vengano registrate o divulgate a sua insaputa.
Non solo privacy, ma anche reputazione e dignità
La Cassazione, però, va oltre e afferma un principio molto importante: diffondere una registrazione fatta con l’inganno non lede solo la privacy, ma può anche danneggiare l’onore e la reputazione delle persone coinvolte. Per questo motivo, il reato va considerato plurioffensivo, cioè capace di colpire più beni giuridici contemporaneamente: non solo il diritto alla segretezza, ma anche la dignità personale.
Secondo la Corte, chi partecipa a una conversazione privata deve poter confidare nel fatto che le sue parole non saranno carpite con l’inganno e poi diffuse su internet, sui social o in altri contesti pubblici. Ogni dialogo che avviene in un ambiente riservato – come una casa, un ufficio o una chat privata – è destinato a rimanere tale, a meno che tutti i partecipanti non siano espressamente d’accordo sulla diffusione.
Perché è così grave oggi registrare e diffondere?
La Corte richiama anche un passaggio significativo dei lavori parlamentari che hanno accompagnato l’introduzione della legge: la tecnologia moderna rende tutto più facile e più pericoloso. Oggi, chiunque – con uno smartphone – può registrare di nascosto una conversazione o un video e pubblicarlo online in pochi secondi. E proprio l’uso massiccio dei social media, spesso senza controlli adeguati, ha moltiplicato i rischi.
Il risultato? Persone convinte di essere in un contesto privato si ritrovano improvvisamente esposte al pubblico giudizio, con gravi conseguenze sulla loro immagine, sulla loro dignità e sulla loro vita personale.
Una tutela costituzionale
La decisione della Cassazione affonda le sue radici nell’art. 15 della Costituzione italiana, che garantisce la libertà e la segretezza di ogni forma di comunicazione. Il messaggio è chiaro: nessuno può essere registrato o esposto senza il proprio consenso, soprattutto quando si tratta di momenti della vita privata.
Affidarsi a uno studio legale competente è una scelta di tutela e di serietà
In un’epoca in cui la tecnologia può diventare facilmente strumento di violazione della sfera personale, la protezione dei propri diritti non può essere lasciata al caso. Ogni parola indebitamente diffusa, ogni immagine carpita senza consenso, può generare conseguenze gravi, irreversibili e profondamente lesive della dignità.
Affidarsi a uno Studio Legale competente, con esperienza concreta nei reati informatici e nella tutela della riservatezza, significa scegliere la protezione più efficace contro ogni abuso. Lo Studio Cotrufo & Partners – Avvocati e Commercialisti – garantisce un’assistenza solida, riservata e di alto profilo, sia in fase preventiva che giudiziale.
Non aspettare che un danno si compia: difendi oggi la tua reputazione, la tua libertà e la tua dignità.

