NewsSuperbonus e frode: se il credito nasce da un illecito, può essere bloccato anche se acquistato in buona fede

24/04/20260

Immaginiamo una situazione concreta: un’impresa o un professionista acquista sul mercato un credito d’imposta derivante dal Superbonus 110%, convinto di fare un investimento sicuro e vantaggioso. Tutto sembra regolare, i documenti ci sono, il prezzo è stato pagato. Poi, un giorno, arriva un provvedimento dell’autorità giudiziaria che blocca quel credito, impedendone qualsiasi utilizzo. Possibile? Sì, è esattamente ciò che la Corte di Cassazione ha confermato con una pronuncia destinata a far discutere.

Con la sentenza n. 6532 del 17 febbraio 2026, la Suprema Corte ha affrontato di petto uno dei nodi più delicati del contenzioso legato al Superbonus: cosa succede ai crediti d’imposta quando alla base ci sono lavori mai eseguiti, costi mai sostenuti o documentazione falsa? La risposta è netta, e riguarda da vicino chiunque abbia acquistato o stia pensando di acquistare crediti fiscali sul mercato.

Un credito “vuoto” fin dall’origine

Il punto di partenza della Cassazione è tanto semplice quanto dirompente: se i lavori edilizi non sono mai stati eseguiti, oppure se i costi dichiarati non corrispondono alla realtà, il credito d’imposta che ne deriva semplicemente non esiste. Non è un credito “viziato” o “irregolare” che può essere sanato: è un titolo privo di qualsiasi valore giuridico fin dalla sua nascita.

In altre parole, quel credito non è altro che il risultato economico di una truffa — una truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, per l’esattezza. Manca il presupposto fondamentale, cioè il diritto alla detrazione fiscale, e quindi il titolo è da considerarsi completamente “vuoto”. Cosa significa in pratica? Che non può circolare, non può essere ceduto e non può essere usato per compensare debiti fiscali.

Due tipi di sequestro, due logiche diverse

Per capire la portata della decisione, è utile conoscere la differenza tra le due forme di sequestro preventivo che possono colpire questi crediti.

La prima è il sequestro finalizzato alla confisca: serve a togliere definitivamente al responsabile il guadagno ottenuto con il reato. In questo caso, si guarda a chi ha effettivamente tratto profitto dall’illecito.

La seconda — ed è quella al centro di questa pronuncia — è il sequestro impeditivo. La sua funzione è diversa e, per certi versi, ancora più incisiva: non punta a confiscare, ma a impedire che il credito continui a circolare nel sistema fiscale, causando ulteriori danni. È come bloccare un assegno falso prima che venga incassato da qualcun altro: l’obiettivo è fermare la catena del danno.

Il punto fondamentale è questo: nel sequestro impeditivo, ciò che conta non è chi possiede il credito, ma la pericolosità del credito stesso. Il vincolo si aggancia al legame oggettivo tra il reato e il bene — in questo caso, il credito fiscale — e non alla condotta di chi lo detiene.

Acquistato in buona fede? Non basta a evitare il blocco

Ed ecco il passaggio che più preoccupa chi opera nel mercato dei crediti fiscali. La Cassazione ha stabilito che la buona fede del cessionario — cioè di chi ha acquistato il credito senza sapere che derivava da una frode — non è sufficiente a impedire il sequestro impeditivo.

La ragione è chiara: se lo scopo del provvedimento è fermare la circolazione di un titolo pericoloso per l’erario, poco importa che l’attuale possessore sia una vittima inconsapevole della truffa. La necessità di proteggere le casse dello Stato prevale, in questa fase, sulla tutela del diritto di proprietà del terzo acquirente.

Attenzione però: questo non significa che la buona fede non conti mai. La Corte ha precisato che essa assume rilevanza nella fase della confisca. Se si arriva al momento in cui il bene deve essere definitivamente sottratto, allora sì, sarà necessario verificare se il cessionario in buona fede abbia diritto alla restituzione. Ma fino a quel momento, il credito resta bloccato.

Nemmeno una fideiussione bancaria può sostituire il sequestro

C’è un ultimo aspetto che merita attenzione. Durante il procedimento, era stata avanzata l’ipotesi di sostituire il sequestro del credito con una fideiussione bancaria: in pratica, una garanzia economica che avrebbe permesso di “liberare” il credito mantenendo una copertura finanziaria equivalente.

La Cassazione ha detto di no, per due motivi molto chiari. Il primo: l’ordinamento non prevede questo strumento come alternativa al sequestro impeditivo. Il secondo, ancora più sostanziale: una garanzia in denaro non risolverebbe il problema di fondo, perché non impedirebbe al credito inesistente di continuare a circolare nel sistema fiscale e di essere usato in compensazione. Sarebbe come mettere un lucchetto alla porta lasciando aperta la finestra.

Cosa significa tutto questo per chi opera nel mercato dei crediti

Questa pronuncia lancia un messaggio inequivocabile a chiunque operi nel mercato della cessione dei crediti d’imposta: la due diligence non è un optional. Acquistare crediti fiscali senza verificarne accuratamente l’origine espone a rischi concreti e gravissimi, primo fra tutti la possibilità di vedersi bloccare l’intero investimento senza alcuna possibilità di rimedio immediato.

Chi ha già in portafoglio crediti di dubbia provenienza si trova in una posizione particolarmente delicata: non basterà dimostrare di aver agito in buona fede per evitare il sequestro. La tutela delle proprie ragioni potrà essere fatta valere, ma solo in una fase successiva e con tempi e costi che possono essere significativi.

Per le imprese e i professionisti che intermediano crediti fiscali, diventa quindi essenziale documentare ogni passaggio della catena di cessione, verificare l’effettiva esecuzione dei lavori e la correttezza della documentazione, e affidarsi a consulenti esperti che possano valutare i rischi prima che sia troppo tardi.

Perché è importante affidarsi a un professionista

Il mercato dei crediti fiscali è diventato un terreno insidioso, dove le insidie legali si nascondono anche dietro operazioni apparentemente regolari. Capire se un credito Superbonus è solido o se rischia di essere contestato richiede competenze specifiche che spaziano dal diritto tributario al diritto penale, dalla normativa edilizia alle regole sulla cessione dei crediti. Non è qualcosa che si possa affrontare con il fai-da-te. Avere al proprio fianco professionisti esperti significa poter valutare i rischi in anticipo, proteggere i propri investimenti e, se necessario, difendere efficacemente le proprie ragioni davanti all’autorità giudiziaria.

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere meramente divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Per una valutazione specifica del proprio caso, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista qualificato.

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