La Corte di Cassazione, con una recente sentenza del 28 aprile 2025, n. 11095, ha chiarito un punto importante sull’IMU (Imposta Municipale Unica) che riguarda i coniugi superstiti, ovvero il marito o la moglie che sopravvive all’altro.
La legge prevede che al coniuge superstite spetti il diritto di continuare a vivere nella casa familiare anche dopo la morte del partner, a condizione che ci fosse convivenza al momento del decesso. Questo diritto è detto “diritto reale di abitazione”.
Tuttavia, questo diritto – e quindi anche l’obbligo di pagare l’IMU – vale solo se la casa era di proprietà esclusiva del defunto o in comunione tra i due coniugi.
Se invece l’immobile era in comunione con terzi (ad esempio con altri eredi o soggetti estranei), il coniuge superstite non può essere considerato titolare del diritto reale di abitazione. E proprio per questo non è tenuto a pagare l’IMU.
In questi casi, l’obbligo di pagare l’IMU ricade solo sugli altri comproprietari dell’immobile, perché il coniuge superstite non ha alcun diritto reale sulla casa, anche se ci viveva al momento della morte del partner.
Perché è importante questa sentenza?
Perché evita errori e ingiustizie fiscali, chiarendo che la residenza nella casa non basta per pagare l’IMU, se non c’è anche un diritto reale sulla stessa.
⚖️ Conclusione
Questa vicenda dimostra quanto sia fondamentale rivolgersi a studi legali e commerciali con competenza elevata e visione multidisciplinare. Le norme fiscali e successorie sono complesse, e solo chi le conosce a fondo può tutelare realmente i diritti di una famiglia, specie nei momenti più delicati.
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