Quando un’impresa rischia il fallimento, non è detto che tutto dipenda dai bilanci ufficiali. A dirlo, in modo chiaro e innovativo, è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 10576 del 2025. Una pronuncia che cambia la prospettiva su uno degli aspetti più delicati per ogni imprenditore: come dimostrare che non ci sono le condizioni per essere dichiarati falliti.
Il caso concreto
Tutto nasce da una società in liquidazione contro cui, nel 2019, un creditore ha avviato una procedura fallimentare. Il Tribunale di Monza ha dichiarato il fallimento e la società ha fatto ricorso, sostenendo di non aver mai superato le soglie minime previste dalla legge per essere considerata fallibile. Ma la Corte d’Appello di Milano ha rigettato il reclamo, ritenendo che – poiché mancava il deposito dei bilanci dal 2011 – la società non avesse fornito la prova richiesta.
⚖️ Cosa dice la legge
L’art. 1 della legge fallimentare stabilisce che non sono soggetti al fallimento gli imprenditori che, nei tre anni precedenti la richiesta:
- hanno avuto un attivo patrimoniale annuo inferiore a 300.000 euro,
- hanno avuto ricavi lordi annui inferiori a 200.000 euro,
- e hanno debiti (anche non scaduti) inferiori a 500.000 euro.
La novità: non solo i bilanci
Secondo la Cassazione, non è obbligatorio produrre i bilanci degli ultimi tre anni per dimostrare di essere “troppo piccoli per fallire”. I bilanci, se approvati e regolarmente depositati, rappresentano certo una prova privilegiata, ma non esclusiva.
Cosa si può usare al posto dei bilanci?
- Scritture contabili,
- Altri documenti interni,
- Documenti redatti da terzi,
- Qualsiasi prova che descriva in modo attendibile la situazione economica e patrimoniale dell’impresa.
La Suprema Corte ha così chiarito che non esiste una “prova legale” che vincola al solo deposito del bilancio. Anzi, anche se i bilanci non sono stati redatti o depositati, il giudice deve comunque esaminare le altre prove fornite dall’imprenditore.
Attenzione: niente sanzioni automatiche
Un altro punto fondamentale: non depositare i bilanci non equivale automaticamente a essere fallibili. La Cassazione ha ribadito che non si può trasformare questa mancanza in una sorta di sanzione automatica. Il giudice non può ignorare la restante documentazione solo perché mancano i bilanci: deve esaminarla con attenzione.
⚖️ Cosa succede ora?
La Corte ha annullato la decisione della Corte d’Appello di Milano, che si era limitata a registrare l’assenza dei bilanci, senza analizzare i documenti alternativi. La causa torna dunque in giudizio per una nuova valutazione, alla luce di questo principio fondamentale.
In conclusione
Questa sentenza rafforza la tutela di quelle imprese in difficoltà che, pur non avendo completato tutti gli adempimenti formali, possono dimostrare con altri mezzi di non essere soggette a fallimento. È una decisione che sposta il baricentro dalla forma alla sostanza, valorizzando la realtà economica dell’impresa rispetto alla mera burocrazia.
✍️ Studio Cotrufo & Partners – Avvocati e Commercialisti
Esperienza e concretezza al fianco dell’impresa.

